Un pò di Storia

La Città

L’origine di Benevento si fa miticamente risalire, come per tantissime altre città, all’arrivo di un eroe greco reduce dalla disastrosa guerra di Troia. In questo caso sarebbe stato Diomede a fondarla e sempre sul suolo beneventano il principe greco si sarebbe incontrato e scontrato quasi a morte con Enea, eroe troiano che, sempre secondo le leggende, fondò Roma. Una, seppur piccola, prova di ciò sarebbe in una moneta del IV secolo a.C. ritrovata in zona raffigurante un cavallo, da sempre simbolo di Diomede.

Il primo insediamento storico si lega agli Osci, per poi finire sotto il dominio dei Sanniti. Inizialmente la città si chiamava Maloenton, per i latini Maleventum, e l’origine del nome si fa risalire alla radice “Mal“, che dovrebbe richiamare nelle lingue arcaiche la pietra. In seguito alle guerre Sannitiche i romani riuscirono a conquistare l’intera zona e dopo le guerre pirriche del 297 a.C., punto di svolta per la sconfitta e ritirata di Pirro dalla penisola, la città divenne ufficialmente una colonia romana fu ribattezzata in Beneventum.

Durante la dominazione romana la città di Benevento divenne uno snodo importantissimo per le principali tratte commerciali e strade. Tale periodo di splendore durò fino al violento terremoto del 369 d.C., la città ne uscì quasi completamente distrutta segnando l’inizio del suo declino. Infatti, Benevento dapprima fu invasa dei barbari che avevano iniziato a devastare e saccheggiare l’impero, e poi passò nelle mani dei Longobardi nel 571 d.C.

Vista la sua ubicazione, la vastità della zona ed il fervore dei suoi abitanti conquistò la fama di città difficile da espugnare: persino i Franchi e lo stesso Carlo Magno dovettero arrestarsi ai suoi confini. Nel 1077 Enrico III cedette la città e l’intera zona alla Chiesa, che detenne il potere fino all’Unità d’Italia. Da ricordare anche la guida della Chiesa negli anni 1724-1730 da parte del “Papa beneventano”: Pietro Francesco Orsini ricordato col nome di Papa Benedetto XIII. Per pochi anni, nel 1798, venne occupata dalle truppe napoleoniche per poi finire, in seguito alla Restaurazione, prima nelle mani dei Borbone, poi nuovamente della Chiesa.

Nel corso dei secoli la storia e il territorio di Benevento sono stati segnati da violenti terremoti che ne hanno condizionato sia lo sviluppo economico che quello sociale. Per la rinascita bisognerà attendere l’Unità d’Italia da cui Benevento deve la costruzione di nuovi palazzi e zone urbane, oltre che allo sviluppo di numerose attività artigianali che tuttora la contraddistinguono. Durante la Seconda Guerra Mondiale i beneventani diedero ancora una volta prova del loro fervore nel difendere la città, al punto da meritare la Medaglia d’Oro al Valor Civile. Nonostante questo, la città venne gravemente danneggiata dai bombardamenti degli aerei alleati per poi venire occupata dagli americani nel 1943. Uno dei reperti simbolo della città e superstite dei bombardamenti del 1943 è la Janua Major, porta in bronzo del duomo di Benevento (466×340 cm), risalente ai secoli XII-XIII, e restaurata tra il 1988-1990.

La Leggenda delle Streghe: le Janare

Diverse legende narrano che le streghe di Benevento si riunivano sotto un immenso albero di noci lungo le sponde del fiume Sabato per venerare il demonio sotto forma di cane o caprone. È una leggenda antica, pare risalga al XIII secolo, la credenza diffusa in Europa secondo cui nelle terre beneventane avvenissero incontri tra le streghe italiane.

Queste donne erano fattucchiere capaci di compiere incantesimi e malefici, di preparare filtri magici e procurare aborti. Di giorno erano delle persone normali, ma di notte avveniva la trasformazione. Dopo essersi cosparse di un unguento magico potevano spiccare il volo a cavallo di una scopa di saggina essiccata. Tra le streghe, c’erano poi le Janare che potevano incantare o sciogliere dai malefici. Ma queste avevano un segno distintivo, erano nate nella notte di Natale ed acquisivano il potere magico solo all’età di sette anni. È probabile che la leggenda prenda le mosse da culti pagani per Iside, dea egizia della luna a cui Domiziano aveva fatto erigere un tempio. A sua volta, Iside incorporava Ecate, dea degli Inferi e Dianadea della caccia. Tutte queste divinità avevano rapporti con la magia.  La tradizione narra che nei pressi del fiume Sabato in prossimità di un albero sacro la pelle di un caprone veniva appesa in onore di Wotan (Odino)e per guadagnarsi il favore del dio, galoppavano intorno all’albero tentando di strappare brandelli della pelle che poi avrebbero finito col mangiare. Tuttavia, le streghe potevano penetrare nelle case delle persone a cui volevano nuocere, attraverso la porta. Ecco perché all’ingresso delle case si era soliti in tempi antichi porre dei sacchidisaleodelle scope di saggina, perché le streghe una volta penetrate in casa si sarebbero fermate a contare le pagliuzze della scopa o i grani di sale, senza poterne uscire.

Se questa stori ti ha appassionato, guarda il servizio della RAI nel Il Provinciale sulla storia delle Strege (07-01-2023) attraverso il seguente video.

San Bartolomeo l’apostolo di Dio

Bartolomeo è uno dei dodici apostoli, molto probabilmente anch’egli un pescatore come altri apostoli, che Gesù chiamò al suo seguito nell’evangelizzazione della Palestina e, dopo la sua morte e resurrezione, costituì capi della Chiesa da lui fondata. Questo apostolo è menzionato soltanto nelle liste sinottiche dei dodici e nella lista degli apostoli in Atti 1. Il nome Bartolomeo da BarTalami significa “figlio di Talamai il valoroso” però, secondo la maggior parte degli studiosi e quanto scritto all’interno del Vangelo di Giovanni, sarebbe in realtà Natanaele, in ebraico “dono di Dio”, il suo vero nome.

San Bartolomeo apostolo è riconosciuto come il principale patrono della città di Benevento a partire dall’anno 838 che, secondo una certa tradizione, è la data in cui l’apostolo apparve in visione a s. Bertario, monaco di Montecassino. In quell’apparizione il santo chiese di riferire al principe Sicardo di Benevento di andare a raccogliere le sue ossa sparse dai saraceni sul lido dell’isola di Lipari. I sacri resti dell’Apostolo furono recuperati nel mese d’aprile dello stesso anno per poi essere portate a Benevento, nel mese di agosto. A partire da quell’anno, i Beneventani festeggiano s. Bartolomeo ogni 24 agosto riconoscendolo come loro patrono.

San Bartolomeo Apostolo è ricordato soprattutto per il cruento martirio da lui subito, uno dei più brutali e terrificanti tra quelli patiti dai santi martiri: venne catturato dai sacerdoti pagani mentre era in viaggio per portare la Parola di Cristo in terre lontane e da loro venne scuoiato vivo. Per questa forma di martirio è considerato patrono dei dermatologi e pregato contro le malattie della pelle e le eruzioni cutanee, le infiammazioni e la psoriasi. Inoltre, fu fonte di ispirazione per opere di grandi artisti del passato: la più nota scultura di san Bartolomeo è un’opera di Marco d’Agrate, un allievo di Leonardo, esposta all’interno del Duomo di Milano, in cui è appunto rappresentato scorticato con la Bibbia in mano mentre la sua raffigurazione nel Giudizio Universale, ad opera di Michelangelo Buonarroti, che la rappresenta con un coltello in pugno e la propria pelle stretta nella mano. Significativo come il pittore abbia voluto dare al santo scuoiato il proprio volto.

Monumenti Principali

ARCO TRAIANO

Come si può intuire dal suo nome, l’arco di Traiano di Benevento è un arco trionfale dedicato all’imperatore romano Traiano eretto per inaugurare l’apertura della via tra Benevento e Brindisi, la via Traiana come variante della via Appia. L’arco fu costruito tra il 114 e il 117 d.c., per la sua imponenza fu chiamato Port’Aurea e divenne una porta d’accesso alla città. Nel corso degli anni è stato restaurato e parzialmente isolato dal traffico cittadino. Oggi l’arco è ben conservato, si possono facilmente apprezzare i rilievi scultorei presenti lungo le sue pareti: per questo ad oggi risulta essere l’arco trionfale romano meglio conservato in assoluto. È situato in pieno centro storico di Benevento, accessibile dalla principale strada corso Garibaldi. Subì diversi restauri in seguito ai danni del tempo e dei terremoti finché nel 1850 l’arco venne isolato abbattendo le case che vi si erano addossate. Oggi Basta guardarlo per rendersi conto della grandezza di Roma, per l’arte raffinatissima, la ricchezza della decorazione, la ricchezza dei materiali, e il culto di Roma come faro di civiltà, come in effetti fu.

Arco di Traiano 1835
Arco di Traiano oggi

TEATRO ROMANO

Nel Rione Triggio di Benevento Il teatro romano di Benevento, realizzato al tempo dell’imperatore Adriano ma ultimato sotto Caracalla, era posto nelle vicinanze del cardo maximus, mentre oggi è circondato dal medievale Rione Triggio. La pianta del teatro è semicircolare e presenta dimensioni grandiose: ha un diametro di 90 m e originariamente poteva ospitare 15000 persone.

Entrando sulla scena vi sono due cippi: sul primo a destra sulla facciata anteriore c’è l’iscrizione che celebra Adriano e che indica l’inizio dei lavori, Adriano istituì un Curator per la sua costruzione e l’edificio venne inaugurato nel 126 d.c. Sul secondo cippo facciata posteriore si celebra Caracalla e si indicherebbe la data di chiusura dei lavori, 200-210 d.c. dopo un ampliamento che è testimonianza della notevole importanza raggiunta dalla città dopo l’apertura della via Traiana. L’esterno presentava 25 arcate articolate su tre ordini, delle quali rimangono solo quelle del primo, inquadrate da colonne con capitelli tuscanici, che danno accesso all’interno alternativamente tramite corridoi e scale, e parte di quelle del secondo ordine. La cavea semicircolare si è conservata in buona parte, collegata alla scena di cui si conservano tre porte monumentali che davano accesso all’orchestra. Sotto di essa i corridoi e le scale d’accesso sono collegati da due ambulacri paralleli che fanno da cassa armonica. La cavea è fiancheggiata da due aule, le parodoi, in particolare la sala a destra conserva il pavimento in mosaico e e lo zoccolo inferiore rivestito da lastre marmoree policrome. come forse in origine doveva essere rivestita gran parte del teatro. Le Parodoi erano, nel teatro greco, gli spazi praticabili tra il limite dei sedili e la scena, che collegavano l’orchestra con l’esterno del teatro. Nel teatro romano, venuto meno il coro, le parodoi, chiamate versurae, fungevano da ingresso per i privilegiati che occupavano posti d’onore. Dietro la scena si notano tre scalinate che conducono ad uno spazio collocato ad una quota inferiore rispetto al monumento, forse ad un ingresso monumentale per gli artisti. I mascheroni che troviamo sia lungo il viale d’ingresso del teatro che sul Campanile del Duomo (vicino alla finestra) che a Piazza Piano di corte e a vico Capitano Rampone avevano una funzione decorativa ed erano perfettamente riconoscibili e assimilabili alle maschere di cui facevano largo uso gli attori. Anche l’area circostante il teatro ha dato interessanti risultati in quanto, durante lavori in proprietà private, sono venuti alla luce tracce di pavimenti in mosaico e molti muri in opus mixtum. Il viale d’ingresso è decorato da mascheroni che richiamano quelli usati dagli attori; attorno al teatro sono ancora in corso indagini che hanno rilevato resti di costruzioni forse adibite a scuola di ballo e associazione di artisti. Il teatro presenta un’acustica eccellente, ancora oggi utilizzato per manifestazioni musicali e culturali, in particolare la “Città Spettacolo” e la stagione lirica. Su quanto rimaneva del teatro, sopra la sala prima menzionata, fu costruita nel XVIII secolo la chiesetta di Santa Maria della Verità, ad una navata, ristrutturata dopo il terremoto del 1980.

ANFITEATRO ROMANO

L’anfiteatro romano di Benevento risale al I secolo d.c., all’epoca dell’imperatore Nerone, e sorse nei pressi del ponte Leproso, ingresso della via Appia in città. I resti del grande edificio furono scoperti casualmente nel 1985; nel 1997 furono rimessi in luce alcuni dei muri radiali che sostenevano la cavea e uno dei muri anulari. Gli scavi archeologici, iniziati nel 1998, sono attualmente interrotti. Purtroppo, su parte dell’antica struttura è stata costruita la stazione ferroviaria “Benevento Appia”.

HORTUS CONCLUSUS

Realizzata nel 1992 nel cuore di Benevento, l’Hortus Conclusus è un’installazione artistica permanente a cura di Domenico Palladino. Il termine latino Hortus Conclusus significa “giardino chiuso” ed è spesso utilizzato in riferimento a giardini medievali o rinascimentali circondati da mura o recinzioni. Questi giardini erano spesso coltivati per scopi ornamentali, ma potevano anche servire per scopi agricoli o medicinali. All’interno di questo giardino l’opera più interessante al suo interno è senza ombra di dubbio il Cavallo di bronzo, il simbolo dell’artista, posto in cima alle mura che lo circondano.